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Sunday, 16 February 2014

La svalutazione competitiva, l’inflazione e la medicina di Pinocchio


Spesso c’è più verità nei classici, magari per bambini, che in molti libri ‘seri’, ammesso che si sappia leggerli, i classici.

Molti ricorderanno il famoso capitolo di Pinocchio in cui questi, ammalato, si rifiutava di prendere la medicina perché amara. Questo può essere equiparato alla situazione dell’Italia che, non accettando di aumentare la produttività né di ridurre la spesa, vuole un po’ di zucchero per convincersi a bere la medicina troppo amara. Lo zucchero può essere equiparato a nuovo debito, ma anche ad una bella svalutazione competitiva.

Il modello che Lorsignori additavano come quello da seguire per un’uscita dell’Italia dall’Euro, ovvero l’Argentina, è crollato, travolto dalle menzogne sul tasso d’inflazione propagate dal Governo Questo dopo che l’inflazione era andata abbondantemente fuori controllo (chiaro ora?) a seguito di politiche monetarie sconsiderate volte proprio alla svalutazione imposte dallo stesso Governo che controlla da tempo la Banca Centrale. Speriamo che adesso chi aveva dubbi sul motivo per cui le Banche Centrali devono essere indipendenti abbia finalmente compreso.

Ora dev’essere chiara una cosa: chi svaluta la propria moneta stampandola crea, ovviamente, inflazione.

Per evitare che questa vada fuori controllo non c’è che una strada: far sì che i salari reali salgano meno dell’inflazione stessa. Questo significa che i lavoratori si ritrovano a poter comprare meno con i loro salari di quanto non potessero fare prima della svalutazione.

Se qualcuno trova la differenza tra questo e un abbassamento dei salari nominali con inflazione costante o quasi (svalutazione interna) o è bravissimo, e allora faccia almeno un esempio di Paese che abbia, grazie ad una svalutazione competitiva, creato ricchezza e posti di lavoro senza che l’inflazione aumentasse più dei salari o, più probabilmente, non ha capito di cosa si parla. Nel secondo caso è probabilmente un giornalista con laurea in lettere o in ‘scienze’ politiche che finge di essere un economista. In televisione ultimamente se ne vedono un paio, chiamati spesso ideologi di una parte di Lorsignori (non tutti gli appartenenti a questa categoria infatti votano per lo stesso partito, movimento o gruppo bocciofilo che dir lo vogliano).

La differenza tra un abbassamento dei salari reali attraverso l’inflazione e un abbassamento del salario nominale consiste solo nel fatto che la maggior parte della gente nel primo caso non ci fa caso. C’è una storia abbastanza nota della rana e dell’acqua bollita. Se mettiamo una rana nell’acqua bollita, questa salta e se ne va; se invece mettiamo la rana nell’acqua tiepida e poi accendiamo il fornello, questa si abitua pian piano alla temperature sempre più alte e finisce bollita. Questa sorte sarebbe quella che Lorsignori riserverebbero agli italiani, a meno che naturalmente non vogliano seguire la strada del loro modello argentino, con inflazione, povertà e delinquenza in aumento vertiginoso.

Signori: se ancora non fosse stato chiaro bisogna prendere la medicina delle riforme strutturali, diminuendo drasticamente la burocrazia che rende impossibile creare ricchezza e difende, effettivamente, solo chi è già nel mercato, con la scusa di proteggere posti di lavoro che alla fine vanno persi lo stesso, o per l’aumento di burocrazia e tassazione o per l’incompetenza gestionale degli amici degli amici, che se fossero in grado di competere non avrebbero bisogno di favori e protezioni.

Speriamo vivamente che coloro che finora hanno propugnato l’uscita dall’Euro e la svalutazione prendendo come esempio l’Argentina abbiano la decenza di cambiare spacciatore prima di aprire di nuovo bocca, dopo che in varie occasioni moltissimi, compreso il sottoscritto, li avevano invitati a leggere i dati e non la propaganda. Purtroppo sembra di essere tornati indietro nel tempo e di parlare della primavera di Praga a coloro che avevano letto solo la Pravda e, a normalizzazione avvenuta, si erano magari abbonati a Rude Pravo. Stavolta c’è un po’ di gusto ad affermare “l’avevo detto”, e si spera che Lorsignori ci mettano meno dei loro canonici 40 anni circa per capire di aver sbagliato.

Pinocchio, alla fine del capitolo, dopo aver bevuto la medicina si riprende e alla Fata Turchina che gli chiede perché si fosse fatto pregare tanto per prenderla, risponde:


"Egli è che noi ragazzi siamo tutti così! Abbiamo più paura delle medicine che del male."

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